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'Fit for 55': il nuovo pacchetto dell’UE, le sfide e le opportunità del mercato

I Governi e le istituzioni sono sempre più impegnati a fissare obiettivi ambiziosi per la decarbonizzazione e le aziende non possono più aspettare. È necessario che si attivino per avviare una strategia efficace di sostenibilità.

Secondo i più recenti dati scientifici è necessario raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C. Fallire questo obiettivo causerebbe gravi conseguenze al pianeta e alla popolazione, come siccità, inondazioni, caldo estremo e altro ancora. Per questo, le istituzioni a livello globale hanno presentato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di CO2 entro il 2050. La maggior parte degli esperti concorda nel ritenere che gli attuali obiettivi sul clima non risultano sufficienti ed è per questo motivo che vari Governi, confermando i propri obiettivi finali ne hanno aggiornato quelli intermedi rendendoli ancora più ambiziosi.

Ne è un esempio l’Unione Europea che, lo scorso 14 luglio, ha pubblicato la prima parte del “Fit for 55 Package”, grazie al quale viene fissato un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

In breve, secondo le riforme previste nel pacchetto, la rivoluzione dei trasporti è vitale per raggiungere gli obiettivi europei del 2030 ed è quindi l'obiettivo chiave, seguito dall'industria, dove le emissioni sono rimaste relativamente stabili. L'annuncio principale è la fine de facto della vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2035, con il sistema di scambio di quote di emissione dell'UE al centro del pacchetto. 

Il pacchetto sarà ora oggetto di intensi negoziati tripartiti tra la Commissione UE, il Consiglio UE che rappresenta gli stati membri e il Parlamento UE, che porteranno inevitabilmente ad alcune modifiche. Si prevede che i negoziati dureranno 2-3 anni prima che le proposte vengano promulgate in legge, con una scadenza rigida nel maggio 2024 (elezioni del Parlamento europeo)

Le riforme previste dal 'Fit for 55'

L'European Green Deal, accordo in cui l’UE si pone l’obiettivo del Net Zero entro il 2050, presentato nella comunicazione COM (2019) 640 dell'11 dicembre 2019, definisce una visione dettagliata per rendere l'Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico. Salvaguardare la biodiversità, stabilire un'economia circolare ed eliminare l'inquinamento, rafforzando al contempo la competitività dell'industria europea e garantendo una giusta transizione per le regioni e i lavoratori interessati. Con l'annuncio del Green Deal europeo, il Presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è impegnata a presentare un piano globale e responsabile per aumentare l'obiettivo di riduzione delle emissioni dell'Unione Europea per il 2030.

Il primo pacchetto prevede interventi in diverse aree chiave: l’Emission Trading System (ETS), il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), una tassa sulla CO2 relativa alle importazioni di determinati beni extraeuropei, l’Energy Taxation Directive (ETD), la Renewable Energy Directive (RED II) e l’Energy Efficiency directive (EED).

Emission Trading System (ETS)

La revisione del sistema ETS prevede di includere nuovi settori (edifici, trasporto su strada e via mare, etc), di ridurre le quote assegnate gratuitamente alle compagnie aree e di limitare ulteriormente le quote di emissioni presenti sul mercato.

Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)

Il CBAM, invece, è uno degli strumenti più innovativi presenti nel pacchetto di riforme ed è finalizzato a scongiurare il rischio di “carbon leakage”, cioè evitare la penalizzazione delle industrie che sottostanno all’ETS e incentivare i produttori stranieri a ridurre la propria carbon footprint. Le opzioni per mettere in pratica questo strumento prevedono una nuova tassa sull’emissione di CO2 di alcuni prodotti selezionati, sia importati che nazionali (tassa sul consumo), un nuovo dazio doganale sulla CO2 o l’estensione dell’ETS, previsto in UE, anche alle importazioni.

Per quanto riguarda il contenuto e la tariffazione della CO2, la valutazione si baserà su un sistema di parametri di riferimento a livello europeo, già in vigore nell'ambito dell'attuale ETS dell'UE nei settori in cui è applicabile, e considererà anche approcci alternativi. Il CBAM non dovrebbe essere un costo fisso applicato a tutti i paesi terzi, ma piuttosto la differenza tra il prezzo del carbonio e il prezzo nell’Unione Europea.

Energy Taxation Directive (ETD)

La modifica della direttiva ETD, invece, prevede una graduale eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili con particolare attenzione all'industria aeronautica e marittima.

La commissaria Europea per l’Energia Kadri Simsons ha affermato che il 'Fit for 55' rappresenta una delle revisioni politiche più ambiziose nella storia dell’Unione Europea.

Renewable Energy Directive (RED II)

Il pacchetto di riforme, prosegue con la direttiva RED II sulle energie rinnovabili che prevede un aumento dell'obiettivo minimo del 32% per le energie rinnovabili fissato a livello dell'Unione Europea al 38-40%. Inoltre, viene incentivata ulteriormente la diffusione delle energie rinnovabili nei settori dell'energia, del riscaldamento e del raffreddamento e dei trasporti, un migliore uso del calore derivante e una migliore integrazione delle rinnovabili negli edifici.

In ultimo, è prevista un’ulteriore promozione, sviluppo e utilizzo di carburanti rinnovabili e di altri combustibili a basso contenuto di carbonio, compresi i biocarburanti avanzati, i carburanti sintetici liquidi e gassosi e l'idrogeno.

Energy Efficiency directive (EED)

La direttiva EED istituisce nuove disposizioni sulla ristrutturazione degli edifici pubblici, gli appalti pubblici, gli audit energetici, il riscaldamento e il raffreddamento e il recupero del calore residuo e i servizi energetici, con una focalizzazione su argomenti quali la sicurezza dell'approvvigionamento, l'efficienza delle risorse, l'economia circolare e la competitività.

Per l’ultimo trimestre dell’anno, invece, è prevista una seconda serie di iniziative in campo energetico, su idrogeno, decarbonizzazione dei mercati del gas, riduzione delle emissioni di metano e la revisione della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici.

Il 'Fit for 55 Package' rientra perfettamente nel pensiero, trattato nel nostro ultimo report “Perché aspettare per raggiungere il Net Zero?”, che le normative saranno sempre più stringenti e le aziende non potranno attendere nuove direttive governative per prevedere e attuare un piano di sostenibilità. L’incertezza politica e i cambiamenti a livello normativo, infatti, possono seriamente influenzare le performance aziendali.

Essere un'azienda leader per anticipare il cambiamento

Nel report mettiamo in evidenza come le aziende leader nella sostenibilità anticipano le politiche ambientali tramite una strategia consapevole di decarbonizzazione e chi ritiene di poter attendere fino al 2050 si espone a rischi politici, costi non previsti e opportunità mancate. Negli ultimi anni abbiamo scoperto quanto rapidamente possono cambiare le priorità delle politiche ambientali. Dal Green Deal nell’UE al Regno Unito che ha anticipato gli obiettivi sul cambiamento climatico al 2035, fino al più recente cambio di rotta della politica statunitense all’indomani delle elezioni presidenziali. E mentre le priorità della politica cambiano, i requisiti normativi diventano più stringenti, rendendo più difficile alle aziende rimanere al passo.

Imprese, investitori e dipendenti devono avere una visione a lungo termine e, per questo, hanno bisogno di essere sempre aggiornati rispetto ai cambiamenti politici, ma parallelamente devono definire gli obiettivi per la decarbonizzazione ed essere efficienti e redditizi. I leader lo stanno facendo in maniera strategica, tramite obiettivi e budget che garantiscono il raggiungimento degli obblighi di Net Zero. Risultano, inoltre, quasi due volte più propensi dei follower ad attuare una strategia di decarbonizzazione che superi gli attuali requisiti istituiti dai governi (80% rispetto al 42%) e a proseguire, in maniera proattiva, con l’attività di decarbonizzazione prima ancora che lo richieda la normativa (83% rispetto al 45%).

La nostra ricerca evidenzia, inoltre, che il 61% dei leader ha già in atto una strategia di decarbonizzazione basata su dati e obiettivi scientifici, rispetto al solo 15% dei follower. Più della metà dei follower non ci sta nemmeno lavorando, poiché prevede di rimandarla al medio (3-5 anni) o al lungo termine (6-10 anni).

Parallelamente all’istituzione di questi nuovi obiettivi, prevediamo che vengano avviati dei programmi per sostenere gli accordi di acquisto di energia rinnovabile (PPA).