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Trigenerazione finanziata per il settore farmaceutico e biomedicale

La farmaceutica italiana investe in innovazione e sostenibilità, con una quota pari al 44% di investimenti in tecnologie destinate alla prevenzione dell’inquinamento rispetto alla media del 37% delle aziende manifatturiere.

La filiera della salute rappresenta la terza industria del Paese e incide per il 10,7% sul PIL. Ma quali sono le sue nuove sfide? Ne abbiamo parlato durante l’incontro virtuale avvenuto il 26 febbraio in occasione di mcTER Pharma & Chemical, promosso da EIOM, uno degli appuntamenti più interessanti degli ultimi mesi, in quanto focalizzato su un settore tra i più strategici in Italia, e particolarmente avanzato per quanto concerne gli aspetti di consumi energetici, ricerca di sostenibilità e propensione all’innovazione. Per vedere la registrazione del nostro intervento e scaricare la presentazione con il case study illustrato, clicca sul bottone di seguito.

Infatti, soprattutto durante le fasi di incertezza mondiale su salute ed economia dell’inizio dell'emergenza Covid-19 nel 2020, l’industria farmaceutica si è dimostrata una grande risorsa per l’Italia, lavorando duramente e ininterrottamente per dare risposte concrete alle esigenze del nostro Paese.

Sono aziende che non si sono mai fermate e che hanno assicurato continuità operativa per rispondere con celerità e responsabilità ai bisogni dei propri pazienti. Hanno, inoltre, dato un grande contributo all’economia, aumentando la propria produzione. Secondo i dati di un’indagine condotta da Efpia, la Federazione europea dell’industria farmaceutica, la produzione italiana è da anni tra le protagoniste dell’Unione Europea in termini di valore e di crescita, quest’ultima generata esclusivamente dall’aumento delle esportazioni, che negli ultimi dieci anni hanno registrato l'incremento più alto tra i big europei (+168% rispetto a +86% della media UE).

SIFI: la nostra best practice

Fiore all’occhiello italiano del settore biomedicale e leader di mercato nel settore dell’oftalmologia, SIFI - Società Industria Farmaceutica Italiana - ha notevolmente ridotto i propri consumi energetici – e i relativi costi – e diminuito le emissioni di CO2, grazie a un impianto di trigenerazione targato Centrica Business Solutions.

L’azienda ha scritto la storia dell’oftalmologia in Italia e opera nel settore EyeCare dal 1935: leader di mercato da oltre 15 anni, sviluppa, produce e commercializza innovativi trattamenti farmaceutici, strumenti per la diagnosi e dispositivi chirurgici per la prevenzione e la cura delle patologie oculari più diffuse.

A seguito di un accurato studio dei consumi energetici aziendali, abbiamo progettato e installato un gruppo di cogenerazione a metano, finalizzato a soddisfare il triplice obiettivo di riduzione dell’impatto ambientale, dei costi energetici e della dipendenza dalla rete elettrica. 

L’impianto installato presso lo stabilimento produttivo in Sicilia, alle pendici dell’Etna oltre a consentire un risparmio economico di circa il 20% sulla spesa energetica – pari a circa 390 mila Euro l’anno – con una copertura del fabbisogno termico pari al 90% e del fabbisogno energetico dell’85%, assicura benefici dal punto di vista sociale e ambientale, con una diminuzione di 1.500 tonnellate di emissioni di CO2 in atmosfera.

Il progetto, curato in tutte le fasi, dallo studio di fattibilità alla progettazione, alla costruzione, collaudo e avviamento fino alle pratiche autorizzative e alla gestione e manutenzione continuativa dell'impianto, è stato, inoltre, totalmente finanziato con la formula DEP - Discount Energy Purchase, il servizio di acquisto energia per gli impianti di cogenerazione. Tale contratto prevede che i costi dell’installazione dell’impianto siano totalmente a carico di Centrica Business Solutions, mentre il cliente si impegna a pagare all’azienda esclusivamente l’acquisto dell’energia elettrica prodotta dall’impianto per il periodo definito nel contratto, ad una tariffa inferiore rispetto a quella che corrisponderebbe al tradizionale fornitore di rete.

Una risorsa per il nostro paese

Dall’ultima indagine pubblicata da Farmindustria, è emerso che nel 2019 il valore della produzione del settore farmaceutico è aumentato, raggiungendo quota 34 miliardi, esclusivamente grazie alla crescita dell’export (+26%), che rappresenta l’85% del valore totale. In contro tendenza rispetto agli altri settori, occupazione e investimenti si sono mantenuti costanti, acclamando l’impegno delle imprese del settore a contribuire al patrimonio industriale italiano e allo sviluppo del nostro Paese. E anche i dati dei primi mesi del 2020, in un contesto operativo di mercato molto difficile per l’emergenza Covid-19, indicano un ulteriore aumento della produzione, sempre grazie all’export, e la tenuta dell’occupazione.

Il settore in numeri

Come emerge proprio dall’ultimo Rapporto di Farmindustria, ‘Indicatori Farmaceutici’, rispetto agli altri settori l’industria farmaceutica si caratterizza per:

  • il più alto valore aggiunto per addetto (+108% rispetto alla media manifatturiera);
  • le più alte spese per il personale per dipendente (+83%)
  • i più alti investimenti per addetto (+310%) di cui
            - in produzione (+162%);
            - in Ricerca e Sviluppo (+732%);
            - in protezione dell’ambiente (+104%); 
  • le più alte esportazioni per addetto (+326%).

La farmaceutica italiana investe in innovazione e sostenibilità

Lo sviluppo sostenibile è un concetto ormai ampiamente consolidato all’interno del comparto farmaceutico, che sta investendo in innovazione e sostenibilità, come emerge dalla ricerca Doxapharma che rileva come negli ultimi 4 anni si sia registrato nel nostro Paese un graduale miglioramento della percezione dei cittadini verso il comparto farmaceutico.

Dunque, l’industria farmaceutica si dimostra anche dal punto di vista della sostenibilità e del rispetto degli obiettivi internazionali dell’Agenda 2030 dell’ONU una grande risorsa per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia.

I dati Istat del Censimento permanente mostrano ad esempio che il settore è primo per:

  • acquisizione di risorse umane con un alto tasso di nuove competenze e formazione;
  • azioni di responsabilità sociale e riduzione dell’impatto ambientale;
  • miglioramento del benessere lavorativo;
  • iniziative di interesse collettivo esterne all’impresa.

La quota di investimenti in tecnologie destinate alla prevenzione dell’inquinamento (che azzerano o riducono alla fonte l’inquinamento del processo produttivo) nell’industria farmaceutica è pari al 44%, rispetto a una media manifatturiera del 37%. Dai dati di Farmindustria, dunque, emerge che le aziende del farmaco italiane hanno colto positivamente la sfida ambientale e ne hanno fatto un importante fattore di competitività, per migliorare l’immagine dei brand. Basti pensare che in dieci anni, l’industria farmaceutica ha abbattuto:

  • del 50% le emissioni dei gas climalteranti (anidride carbonica, biossido di azoto, metano e altri gas), rispetto a un calo del 27% della media manifatturiera;
  • del 48% i consumi energetici, rispetto a una media dell’industria manifatturiera del -15%.

Questi risultati sono frutto degli investimenti in tecnologie green da parte delle aziende del settore.

Innovazione e continuità operativa

L’industria farmaceutica si distingue per la quota più alta di imprese innovative (oltre il 90%) e la più alta spesa in innovazione per addetto, pari a 3 volte la media del settore manifatturiero. L’intero comparto, infatti, si è distinto negli ultimi anni, per importanti investimenti che hanno incrementato ulteriormente il valore di queste aziende. Aumentare il contenuto tecnologico delle attività dell’industria rappresenta senz’altro una sfida importante per le imprese, a cui si richiede necessariamente nuove competenze, ma anche una maggiore resilienza alle interruzioni di energia, attraverso la ricerca di nuove soluzioni sostenibili per il consumo energetico finalizzate a ridurre al minimo i rischi.

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